Luce ed energia dal solstizio d'estate

CHIARA DAINO
       

Fuoco

 

Brucia, Genova, Brucia!

 

Fuoco al faro!

Fuoco in fieri!

In fuoco con furia!

 

Brucia, Genova, Brucia!

Che strepito che crepita – la corda chiara

Brucia, Genova, Brucia!

È fiamma felice: alla cetra!

Al rogo : che chiedo che prego che invoco!

Chi arde? Chi osa? Chi ama? Chi?

 

Brucia, Genova, Brucia!

 

Come l'ira chiusa in mano

il tocco perfetto

– tuono per te –

[ porto in trionfo, porto in silenzio

un carro feroce: un corpo fantasma

fibra cremisi ]

 

Brucia, Genova, Brucia!

 

e senti : il calore schiva non scegli, schiava ti schermi, la chiusa di gelo, un campo di grigio. è bianco il fuoco che scrive: vedo rosso, voglio adesso: l'apocalissi. a Genova

brucia anche il blu. un colpo di spugna al sole si spegne nel sale. brucia Genova stretta che stinge non vuole: estingue. si brucia la figlia il frutto la fatta di febbre cammina: sui carboni. attendi: una fine qualunque. rivolgi lo sguardo al supremo: al tuo. ombelico e barbaro. Superbo stare a Genova. si soffoca: in segreto… per quanto nel tempo alla trista , nel dove è tempio di Giano la doppia per l'odi per l'amo è: nel come si dice, per questo ti dono. più luce ! e liquido il mare nel fuoco!

Brucia Genova Brucia di Bellezza mortale!

e sia e sei. è solo che Genova brucia. solo la stirpe bruja, solo a forza di folle : è quella ribelle, fanciulla con veste di ferro. è là: e si confonde. nel fumo… hai da accendere? e Genova mi grazia: una lettera scarlatta.

 

una poesia è una città che brucia !  

 

BRUCIAGENOVABRUCIA

 


 

fuoco fai fuoco dammi fuoco metti a fuoco e fatti fuoco cammina nel fuoco alle polveri di cenere alle ceneri si cova il fuoco si ruba la conca del fuoco amico il fuoco è fuori arriva per farsi furto del fuoco sacro il furor le file di fuoco greco il fuoco liquido il fuoco fatuo fu vano falò vanità di folle festa dei sensi al fuoco si gode al fuoco si grida non si gioca col fuoco si fonde nel fuoco a ferro e fuoco eterno credo vichingo il fuoco del drago dei celti del culto del fuoco degli angeli alimenta amore di vento di fuoco ha fame di fuoco si forgia col fuoco il segno di fuoco in segno di stelle fu luce fu cibo fu fuoco il rogo di Efeso il rosso di Dido sangue e fuoco a Giovanna la pira la fiamma di Vesta e di Zarathustra attenta al fuoco fuoco nel roveto alla pista di fuoco chi sputa sul fuoco chi teme il fuoco levi la legna la lava dal fuoco la fender a fuoco chi fruga il fuoco scatena scintille di fuoco si vede il fumo se volge al fuoco nel cielo la carne a fuoco la linea di fuoco aprono il fuoco spengono il fuoco combatti il fuoco col fuoco se solve coagula un gorgo di fuoco il cerchio di fuoco cessate il fuoco cercate il fuoco di carità il chiaro di raggio rubino di sole sempre le sue vampe sono vampe di fuoco un lambire di lingua di fuoco l'eloquenza del fuoco servo e signore la passione del fuoco era un'anima col corpo di fuoco un muro di fuoco la pioggia di zolfo di fuoco la terra del fuoco la palla di fuoco si battezza col fuoco si forma di fuoco fu fragile e forte fu fatta in foggia futura non facile fossa di fuoco la fine fenice

Rubò la bocca – rise: lei brucia



Adesso Didone, trema, è scossa
dal suo violento volere, e volge
in giro lo sguardo di sangue, in viso sparse le gote
di segni lividi e pallida perché prossima è la morte,
sfonda le stanze segrete della reggia

e sale la furia sull'alto rogo – snuda
la spada dardania, il dono non dato per simile scopo.
La vista intrisa per le divise omesse da Enea
per il noto nuziale , e dopo l' esito e dopo quel poco
in pianti di pensieri, si gettò su quel letto
dove, distesa, disse poche, pesanti parole:
«Spoglie sacre, voi che foste miele finché
fu permesso dai Fati da un dio: a breve abbracciate
questa mia anima, sciogliete me: da tutti i tormenti.
Vissi, e si conclude il cammino che il Caso concede,

e ora: il mio capace ritratto sarà [ saldo ] sotto la terra.
Eressi la forte città, vidi sorte le alte mura,
vendicai lo sposo, al fratello nemico imposi
le giuste pene: felice fui, troppo felice se solo
mai fosse stato ai nostri nidi sabbiosi: l'arrivo
di flotte foreste!» premendo – muta – la bocca sul bianco
«si muore senza rivalsa» – riprese a dire – «ma si muore
così, e anche così giova giungere alle Tenebre.
E così il crudele di Troia dal largo del mare avrà la fronte
nel fuoco e funesti presagi saranno tratti dalla mia morte».
In questi moti di marmo le ancelle: la regina si abbandona
sul ferro – e fissano – la lama che spuma sangue,
scarlatto che sporca le mani. Un urlo. Si espande
per ogni dove nella corte, la fama triste divampa,
tempesta la città, le case tremano: di grida,
e lamenti e lacrime di donne, l'aria è densa

di solo strazio, come fosse il crollo di Cartagine

o di Tiro, invase dai nemici. Come se: rabbiose

le fiamme fossero spire torte tra i tetti e i templi.

 

VETERIS VESTIGIA FLAMMAE

 

 

 

[da: Virgilio, Eneide, Libro IV, traduzione di Chiara Daino]

 
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