Michael Blume
Imegration und die
notwendigkeit einer vernuenftigen integration
das eigentlich grosse problem ist nicht die imegrationsondern
die richtige integration der imegranten.die politik, deren aufgabe
es ja ist das funktionieren des staates zu garantieren hat in dieser
hinsicht keinerlei ernsthaften anstrengungen unternommen. menschen
werden wie nummern behandelt und aufgrund ihrer herkunft und status
abgewiesen oder geduldet. durch diese duldung die den einwanderer
oft in einem illegalen status laesst, entstehen in den jeweiligen
staedten durch ausgrenzung und abgrenzung getthos.
diese getthos verhindern jedoch eine vernuenftige
integration der neuen buerger die dadurch oft auch nach jahren die
landessprache nicht beherschen, keinen zugang zu bildungseinrichtungen
und zum regulaeren arbeitsmarkt haben was dann oft zu spannungen,
kriminalitaet oder fundamentalismus fuehrt
wir werden die kuenftigen problemeder imegration nur loesen koennen wenn wir uns um eine ernsthafte integration der neuen buerger bemuehen und versaumnisse der vergangenheit nachholen.
diese aufgabe faellt in erster linie der staatspolitik zu, die durch geeignete mittel eine wirkliche integration der neuen buerger zu sichern haette. dabei ist es vor allem auch die bildung der gesammten bevoelkerung um gegenseitiges verstaendnis fuer ein friedliches miteinander zu garantieren.der neue buerger muss sich wohlfuehlen koennenund soeine basis fuer einen
neuen positiven lebensabschnitt bekommen
integration soll vor allem den kultutellen austausch sowie die adaption der eigenen kultur mit den jeweiligen grundgesetzen garantieren und nicht zur aufgabe der jeweils eigenen kulturellen wurzeln zwingen.
leider kann man zur zeit in den meisten laendern beowachten wie rechtsgerichtete politik genau das gegenteil bewirken will, einen tiefen graben zwischen neuen und altenbuergern aufreist und durch einen falschen nationalstolz den fundamentalismus auf beiden seiten foerdert.
eine richtige integration kann nur gelingen wenn der staat sich vom ersten moment an gewissenhaft um den neuen buerger kuemmert, ihn legalisiert und ihm so zugang zu bidung und arbeit ermoeglicht
das alles wird nur moeglich sein wenn die staatspolitik grundsaetzlich neu bewertet wird und diese sich wieder intensiv um die beduerfnisse der gesammten bevoelkerung kuemmert.
ein humaner, demokratischer staat hat zu
verhindern das es zur bildung von klassengesellschaften kommt,
wo nicht mehr gewaehrleistet ist,das jeder buerger die gleichen
changen und rechte bezueglich seiner bildung und der zukuenftigen
lebensgestaltung hat.
abschliessend ist zu sagen das diese voraussetzungen nur zustande kommen koennen wenn jeder einzelne von uns seine verantwortung erkenntund am humanen demokratischen prozess taeglich teilnimmt. gewissenhaft die korektheit der politik beowachtet und einfordert.
unter diesen voraussetzungen koennte auch die imegration
einen positiven beitrag zur entwicklung dergesellschaf leisten.

Michael Blume
Immigrazione e la necessità di un’integrazione ragionevole
Il vero grande problema non è l’immigrazione,
bensì l’adeguata integrazione degli immigrati.
La politica, il cui compito è proprio quello
di garantire il funzionamento dello Stato, non ha fatto seri sforzi
in questo senso. Gli uomini sono trattati come numeri e, in base
alla loro provenienza e status, respinti o tollerati. Da questa
tolleranza, che spesso lascia l’immigrato in una condizione
di illegalità, deriva la nascita di ghetti nelle città,
dovuti ad emarginazione e limiti imposti.
Questi ghetti impediscono una ragionevole integrazione
dei nuovi cittadini, i quali, sovente, anche dopo anni,non padroneggiano
la lingua locale, non hanno alcun accesso a corsi di formazione
e al mercato regolare del lavoro; il che spesso porta a tensioni,
criminalità o fondamentalismo.
Solo se ci impegniamo seriamente per una seria integrazione dei nuovi cittadini e recuperiamo le occasioni mancate nel passato, potremmo risolvere i futuri problemi dell’immigrazione.
Questo compito spetta anzitutto alla politica dello
Stato, che, tramite mezzi adeguati, dovrebbe garantire una vera
integrazione dei nuovi cittadini, e, in primo luogo, l’educazione
di tutta la popolazione alla reciproca comprensione, per una convivenza
pacifica. Il nuovo cittadino deve potersi sentire a suo agio e ricevere,
in tal modo, un sostegno per una nuova, positiva fase della sua
vita.
L’integrazione deve, innanzitutto, garantire lo scambio culturale e l’adattamento della propria cultura alle leggi vigenti e non costringere alla rinuncia delle proprie radici culturali.
Purtroppo, al momento, si può osservare
nella maggior parte dei paesi, come la politica di destra voglia
ottenere esattamente il contrario, scavi un solco profondo tra nuovi
e vecchi cittadini e, tramite un falso orgoglio nazionale, favorisca
il fondamentalismo da entrambe le parti.
Una vera integrazione può riuscire solo se lo Stato, dal primo momento, si interessa coscienziosamente al nuovo cittadino, regolarizza il suo soggiorno, rendendogli così possibile l’accesso all’istruzione ed al lavoro.
Tutto ciò è fattibile solo se la
politica dello Stato si ridarà nuovi valori e si interesserà
intensivamente ai bisogni di tutta la popolazione.
Uno Stato umano, democratico deve impedire
che si arrivi alla formazione di una società classista,
dove ad ogni cittadino non siano più garantiti gli stessi
diritti ed opportunità riguardo a all’ istruzione ed
al suo futuro tenore di vita.
Concludendo, occorre dire che questi presupposti
si potrebbero realizzare solo se ciascuno di noi riconoscesse le
sue responsabilità e prendesse parte giornalmente al processo
umano e democratico e, consapevolmente, si facesse osservatore della
politica e ne esigesse la correttezza.
Con queste premesse anche l’immigrazione potrebbe portare un contributo positivo allo sviluppo della società.
(trad.:G. Sorbello)
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