Identità/Appartenenza
Vivere in un luogo diverso dalla propria origine - Living away from one’s place of origin 

Vivere in un luogo diverso dalla propria origine
Incrocio tra idiomi
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Intorno alla propria appartenenza
La ricerca dell’identità attraverso l’atto creativo
Identità molteplici e globalizzazione
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Identità nel mondo/Un mondo di identitàRassegna stampa
 
 
 

 

Inés Fontenla

¿Cuál es nuestra identitad ?

“La ficción oficial quiere que un emperador romano nazca en Roma, pero nací en Italíca; más tarde habría de superponer muchas otras regiones del mundo a aquel pequeño país pedregoso. La ficción tiene su lado bueno, prueba que las decisiones del espíritu y la voluntad priman sobre las circunstancias. El verdadero lugar de nacimiento es aquel donde por primera vez nos miramos con una mirada inteligente; mis primeras patrias fueron los libros.”

Memorias de Adriano – Marguerite Yourcenar

¿Cuál es nuestra identidad?

¿La obligada por nuestro lugar de nacimiento, o la que nosotros nos elegimos y construímos?

Pienso que la identidad es la que nosotros nos construimos con nuestras elecciones-renuncias, la construcción de nuestra historia y no la constricción de la historia.

La construcción de una identidad es un largo proceso que realizamos a lo largo de nuestra vida; algunas veces nos sirve para confirmar la identidad de origen y otras nos permite construirnos una diferente.

Esta última es una experiencia muy fuerte, sobre todo en el inmigrante que partiendo de cero, sin una historia compartida, sin raíces en el nuevo lugar, busca construir su propia utopía; llevar a término losproyectos que guarda en su valija, esta pesada valija que muchas veces es difícil de transportar. En su interior hay un pasaporte nuevo, que corresponde al país mental o físico que se elige para construir una nueva identidad, en la cual no estamos obligados a soportar nuestro pasado, sino a construirlo con el recuerdo.

Este recuerdo está hecho de exaltaciones y de olvidos; es una selección de nuestra historia, que estamos obligados allevar acuestas; es por esto que nuestras valijas pesan tanto, están llenas de un pasado, al que hemos decidido no renunciar. Es éste quien nos tiene anclados a la vida real y nos permite sentir las raíces, gracias a estas podemos movernos sin el riesgo de fluctuar en un espacio sin límites; nos ayudan a afirmarnos para poder dirigirnos hacia nuestros objetivos.

Roma, 10 de noviembre, 2004

 

 
Valigia delle ingratitudine (vetri rotti)
 
Valigia delle emozioni (carta e polvere di marmo)
Valigia del raziocinio (carta e polvere di marmo)
 

 

Inés Fontenla

Qual è la nostra identità?

“La convenzione ufficiale vuole che un imperatore romano sia nato a Roma, ma io sono nato a Italica; a quel paese arido e tuttavia fertile ho sovrapposto in seguito tante regioni del mondo. La convenzione ha del buono: dimostra che le decisioni dello spirito e della volontà hanno la meglio sulle circostanze. Il vero luogo natio è quello dove per la prima voltasi è posato uno sguardo consapevole su sé stessi: la mia prima patria sono stati i libri. “

Memorie di Adriano – Margherite Yourcenar

Qual è la nostra identità?

E’ quella che ci viene imposta dalla nostra origine o quella che scegliamo e che ci costruiamo noi?

Penso che l’identità sia quella che ci costruiamo con le nostre scelte-rinunce, la costruzione della nostra storia e non costrizione della storia.

La costruzione di un’identità è un processo che realizziamo lungo tutta la nostra vita; a volte conferma l’identità d’origine, altre volte ci permette di configurarne una nuova, diversa.

Questa è un’esperienza molto forte in particolar modo per l’immigrante che, partendo da zero, senza una storia condivisa, senza radici nel nuovo luogo cerca di realizzare la propria utopia, di portare a termine i progetti custoditi nella sua valigia, così pesante da essere molte volte difficile da trasportare. All’interno c’è anche un nuovo passaporto, quello del luogo mentale o fisico scelto per costruire una nuova identità, nella quale non si è costretti a subire il proprio passato, bensì a costruirlo con il ricordo. Il ricordo è fatto di esaltazioni e di rimozioni; è una selezione della nostra storia, quella che vogliamo o spesso siamo costretti a portarci dietro: per questo le nostre valigie pesano tanto, perché sono piene di ricordi ai quali abbiamo deciso di non rinunciare.

Sono questi che ci tengono legati alla vita reale e ci permettono di avere radici, senza le quali non potremmo andare avanti. Senza di loro c’è il grosso rischio di fluttuare, galleggiando in uno spazio senza limiti dove non avremmo niente che ci permetta di ancorarci a qualcosa e di muoverci verso le nostre mete.

Roma, 10 novembre, 2004

(trad.:dell’autore)