Identità/Appartenenza
Vivere in un luogo diverso dalla propria origine - Living away from one’s place of origin 

Vivere in un luogo diverso dalla propria origine
Incrocio tra idiomi
Il viaggio come esperienza creativa
Intorno alla propria appartenenza
La ricerca dell’identità attraverso l’atto creativo
Identità molteplici e globalizzazione
Luoghi non luoghi
Elenco per autore
Ricerca libera
Scrivi al sito
Identità nel mondo/Un mondo di identitàRassegna stampa
 
 
 

 

Rhim Fatima Zahra

Rhim Fatima Zahra

Viaggio, emigrazione, identità

Il viaggio dovrebbe essere qualcosa di divertente: parti per conoscere altri luoghi e persone e sai che ti allontanerai dal tuo paese per un breve periodo.

Dentro l’emigrazione c’è il viaggio, ma tu vai invece lontano per cercare un lavoro e migliorare la tua situazione economica e parti senza poter tornare se non dopo un certo tempo.

Arrivato nell’altro paese devi organizzare la tua vita e il tuo paese diventa il luogo dove torni per le vacanze e visiti parenti e amici.

Sono a Genova da quasi undici anni, sono sposata e ho due figli nati a Genova che vanno a scuola e parlano le due lingue: l’arabo e l’italiano. Io mi trovo bene qui, ho delle amiche italiane che mi hanno aiutato in tante occasioni; mio marito è marocchino e ha trovato un buon lavora, grazie a Dio siamo in salute e viviamo bene qui.

Io sono partita dal Marocco sedici anni fa quando avevo vent’anni. Sono rimasta a Parigi per quattro anni. Là ho sofferto tantissimo, la nostalgia era molta e poi mi sentivo persa senza la mia casa e le persone che amavo. Ero anche senza documenti. Mi mancava un luogo sicuro e fisso dove passare la notte. Ho però conosciuto tante persone: ebrei, tunisini, algerini, siriani e anche dei francesi. Alcuni di loro mi hanno aiutato, altri mi hanno dato un lavoro, ma alcuni mi hanno anche sfruttato.

Questa esperienza è stata anche un’occasione per conoscere la differenza delle culture, perché, anche tra gli stessi arabi, ci sono diversità per carattere, comportamento e religione.

Attraverso queste sofferenze ho imparato a contare solo su me stessa ed ho dovuto usare tutta la mia forza e l’intuizione per conoscere gli altri in breve tempo e imparare a chiedere solo quello che mi era necessario.

Per poter vivere dovevo capire l’altro.

Anche oggi se continuo a cercare di conoscere l’altro non è per essere come lui: anzi voglio conservare la mia religione, la mia cultura e le mie tradizioni, quindi la mia identità.

La paura di perdere l’identità rafforza la lotta per conservare i propri valori.

Però ogni cultura in qualche modo ti contagia e quindi tu sei diverso per le persone che incontri di nuovo nel tuo paese di origine e sei diverso anche nel paese che ti ospita.

C’è un cambiamento del carattere e del comportamento. Quando ritorni per 15 giorni in vacanza fai fatica a rientrare perché ti senti diverso. Ti accorgi che certe abitudini le vedi come errori, osservi e cominci a giudicare anche le piccole cose mentre gli altri vedono in te cambiamenti dei quali non ti eri resa conto.

Infatti finiamo per assorbire parte della cultura e delle abitudini del paese che ci ospita: non a caso i marocchini trasferiti in Francia non sono quelli dell’Italia o della Spagna e non sono più neanche quelli del Marocco. L’altra cultura è per noi una ricchezza.

(trad.:dell’autore)