Identità/Appartenenza
La ricerca dell’identità attraverso l’atto creativo - The search for identity through the creative act

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Identità nel mondo / Un mondo di identitàRassegna stampa
 
 
 

 

Sabrina Boidi

L’età della dispersione

un percorso nella molteplicità

L’età della dispersione racchiude in un unico progetto la performance Il Popolo delle Ombre ed il video BABEL, presentati al Mulino di Bosco Marengo nel novembre 2004. Il progetto nasce come una riflessione sull’incomprensione e la conflittualità tra le diverse culture, generata dalla costante necessità dell’uomo di identificarsi e appartenere a qualcosa che attenui il suo senso di solitudine, di diversità, nella condizione di un perenne esilio.

Con la performance Il Popolo delle Ombre sottolineo, appunto, la condizione di tale esodo che comporta una mescolanza di popoli e di lingue, in un momento in cui la comprensione e la convivenza tra i varie genti non si è ancora consolidata. Una problematica in realtàda sempre presente nel cammino umano e ben raffigurata nel mito di Babele. Nell’inconscio collettivo esso, infatti, assurge ad emblema dell’aspirazione degli uomini a formare un potente impero (un solo popolo una sola lingua) capace di dominare il mondo, un impero con cui identificarsi e a cui appartenere. Ma esso è anche il simbolo dell’incomprensione delle lingue e della successiva dispersione dei popoli. Alla consapevolezza della molteplicità delle radicali differenze tra le varie culture come valore e possibilità di arricchimento si contrappongono da sempre folli progetti di una supremazia universale basata su una pulizia etnica perseguiti ancora in tempi non lontani: basti pensare all’esperienza del nazismo o allo sterminio di intere etnie, sradicate dal proprio territorio di origine.

Ma oggi è ancora necessario identificarsi e appartenere ad un luogo fisico? E’ possibile invece costruire un luogo mentale con il quale identificarsi, che permetta di stratificarsi e radicarsi in spazi ed esperienze mutevoli, che si susseguono sempre più rapidamente?

Di qui l’urgenza di creare un percorso nuovo, che si sviluppi nella direzione del superamento delle incomprensioni generate da identificazioni e appartenenze mai messe in discussione, mai confrontate, mai considerate anche solo per la loro esistenza, pur non venendo capite.

Di qui l’esigenza di creare un video che utilizzi l’immagine in costruzione di una torre che,esattamente al contrario di quella di Babele, si presenta come “un’architettura viaggiante”, grazie al suo tipo di struttura “reticolare” di tubi e giunti, che la rende smontabile e riedificabile altrove all’infinito, suggerendo l’idea di una estrema flessibilità quale premessa necessaria alla convivenza di una molteplicità di culture nel rispetto delle peculiari diversità di ciascuna.

A questo contesto si riferiscono i due testi qui presentati, tradotti in arabo, cinese, inglese e spagnolo, che ho scritto per la sonorizzazione della performance, accompagnati da alcune immagini della performance stessa.

 

 

Il popolo delle ombre (installazione - performance)
 

Sabrina Boidi 

THE AGE OF DISPERSAL

Apath through multiplicity

 

THE AGE OF DISPERSAL brings together in a single project the performance THE SHADOW PEOPLE and the video BABEL, both presented at the Mulino di Bosco Marengo in November 2004. The project grew out of a reflection on the problems of incomprehension and conflict between various cultures that result from the constant need that people feel, in their state of never-ending exile, to identify with and belong to something which alleviates their sense of solitude and diversity.

With the performance THE SHADOW PEOPLE I highlight the state of migration which leads to the mixing of peoples and languages before a mode of mutual comprehension and living together has been worked out. This is a problem which has in fact always been present in people’s lives and is neatly embodied in the myth of Babel. In the collective unconscious this has become an emblem of man’s aspiration to build a powerful empire (one people and one language) capable of dominating the world, an empire with which one can identify and to which one can belong. But it is also the symbol of incomprehension between languages and the subsequent dispersal of peoples. While on the one hand there is the attitude that sees the multiplicity of radical differences between the various cultures as a value and an opportunity for enrichment, on the other, there have always been mad projects for universal supremacy based on ethnic cleansing. To find examples we need only think back to the not too distant experience of Nazism or the extermination of entire ethnic groups uprooted from their homeland.

But is it still necessary today to identify with and belong to a physical place? Or is it possible instead to construct a mental place with which to identify, a place which enables people to become rooted on different levels in a series of rapidly changing spaces and experiences?

Hence the need to create a new path which helps us to overcome the incomprehension generated by a sense of identification and belonging that has never been called into question, never compared with other experiences, never considered only on its own terms, even when it is not understood.

Hence the need to make a video that uses the image of a tower in construction which, the exact opposite to the tower of Babel, is a form of “travelling architecture”, whose “reticular” structure of tubes and joints makes it something that can be dismantled and built up again somewhere else an infinite number of times, suggesting the idea of extreme flexibility as the necessary premise for many different cultures living together while respecting the peculiar diversity of each.

This is the background to the two texts presented here, in Arabic, Chinese, English and Spanish translation, which I have written for the soundtrack of the performance, accompanied by some images of the performance itself.

(trad.: I. Harvey)