Identità/Appartenenza
Identità molteplici e globalizzazione -
Multiple identities and globalisation

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Identità nel mondo / Un mondo di identità
 

 

Piero Fumarola

Della danza delle identità

In un certo senso la questione identitaria, vista dalla “terra del rimorso”, dal Salento, si propose in un duplice percorso: transe-stati dissociativi e costruzione dell’identità locale salentina.

Nel primo percorso, quello della transe, fu enorme il contributo dei prigionieri politici e degli ambienti giovanili metropolitani alla sua riproposizione con un duplice nuovo sguardo; nel secondo percorso, quello delle identità locali, i maggiori stimoli e contributi vennero attorno alla metà degli anni Novanta dagli studi “decostruttivisti” dell’antropologia, dalla ripresa di quelli “demartiniani” e dal pensiero meridiano di F. Cassano (1996). Furono questi gli elementi più stimolanti ed efficaci per risignificare con maggiore consapevolezza i processi di costruzione di un’identità locale, salentina e mediterranea che, attualmente coniugata col tarantismo, sembra essere un vero e proprio laboratorio della danza delle identità nel Salento […].

È nella storia del meridionalismo e dell’antropologia, molto più che nella sociologia o nella psicologia, il nodo centrale dell’impulso a individuare nel nesso tarantismo-territorio una nuova procedura di costruzione dell’identità locale, quasi etnica.

Se fu vero che l’immagine del tarantismo subì nell’Ottocento una variazione nefasta rispetto ai secoli precedenti, che lo portò alla “doppia marginalizzazione, sociale e simbolica” (C. Gallini, Patrie elettive. I segni dell’appartenenza, Torino, Bollati Boringhieri, 2003, p. 216), è vero altresì che forse proprio a partire da Ernesto De Martino questa tendenza, da lui denunciata per oltrepassarla nella modernizzazione, viene invece dopo di lui totalmente rovesciata nella figura e nella forma.

Gloria del Salento, nucleo forte identitario, non più marginalità ma resistenza, non più miseria psicologica ma ricchezza spirituale le cui ascendenze vanno rintracciate nelle culture nobilitanti degli ancestri greci o messapici che siano. Ecco lo spazio entro cui è stato possibile fare di una cultura di transe, quasi del tutto scomparsa nelle sue pratiche sociali, una risorsa simbolica per la costruzione di una nuova orgogliosa appartenenza e identità, di un nuovo modo di connettersi al nuovo mondo globalizzato, alla violenza delle sue pratiche, al suo insostenibile disincanto […].

Talvolta penso che l’agire locale aiuti molto il pensiero globale, ne rimescoli le carte […]. La produzione di un’identità locale aperta è una delle possibilità di un mondo diverso e migliore, più umano di ciò che prospetta una globalizzazione senza vie di uscita.

Tratto da P. Fumarola, Della danza delle identità, in A. Nacci, Neotarantismo. Pizzica, transe e riti dalle campagne alle metropoli, Viterbo, Stampa Alternativa, 2004.

 

Piero Fumarola e le identità locali (foto A. Nacci)