Luoghi/ Non luoghi
Performance
Silvia Ballerini, Luisella
Carretta, Carolina Cuneo, Alessandra Russo
Performance quasi invisibili,
precarie, mutevoli, gesti organizzati/non organizzati in luoghi
di confine, passaggio, sperdimento, attesa di un viaggio,
ritorno, necessità di spostamento.
Quattro donne conpiccole valigie
in mano, quasi sempre vestite di nero, arrivano in unporto,
nell’atrio o nella sala d’attesa di una stazione
marittima, terrestre o aerea.
Si fermano, appoggiano le
valigie, le aprono lentamente, prendono dei fogli e cominciano
a leggere. Una voce inizia, un’altra la segue e poi
un’altra ancora...
Qualche volta le voci si sovrappongono,
allora le parole diventano indistinguibili, si trasformano
in suoni che si mescolano ad altri suoni: le sirene delle
navi, l’annuncio di un treno in arrivo, il cigolio dei
carrelli con le valigie, altre voci, l’atterraggio di
un aereo, una musica di sottofondo...
Loro proseguono le letture
sui temi del viaggio: qualche volta brevissime, altre volte
più lunghe. Raccontano di luoghi lontani, di viaggi
in una stanza, di incontri straordinari...
Intorno, ogni volta, reazioni
variabili e ripetitive. Sguardi attenti nella sorpresa o nella
curiosità, senso di fastidio, uomini e donne che si
allontanano velocemente, oppure fanno gesti che ci danno la
sensazione di essere invisibili e mute.
È sempre difficile
la permanenza nel non luogo.
Abbiamo fatto i nostri interventi
dal 1° gennaio al 31 dicembre 2004.
Qualche volta solo in due
o in tre e, quando è stato possibile, tutte insieme
per un impatto più visibile, ma abbiamo dovuto, per
un certo periodo, durante il massimo allarme per gli atti
di terrorismo, fare una lunga sosta per non creare involontarie
tensioni.
Ma l’attenzione e la
reazione non è mai stata proporzionale alla visibilità
del gesto. Ogni volta reazioni diverse anche quando, alla
fine delle nostre brevi letture, consegnavamo una piccola
valigia di cartoncino bianco che racchiudeva un rotolo di
carta con uno dei testi appena letti. Accettazione e sorrisi,
imbarazzi e rifiuti o gesti di fastidio. Dentro avevamo scelto
di non mettere alcun riferimento. Chi ha ricevuto il dono
non potrà mai sapere chi era l’autore del gesto.
È stato quindi un piccolo e misterioso regalo.
La scarsa e voluta visibilità
delle performance non negava in sé l’idea di
inviare comunque un messaggio: il luogo dell’inizio
del viaggio o del ritorno è un luogo di passaggio,
di transito, di alterità e sperdimento, ma anche luogo
possibile per incontri straordinari e inafferrabili.
Places / Non Places
Performances
Silvia Ballerini, Luisella
Carretta, Carolina Cuneo, Alessandra Russo
Performances that are precarious, changeable,
almost invisible; organised/non-organised gestures
performed in border areas, places of transition, places that
make you feel disorientated, where you wait to start a journey,
to come back, places that express the need to move.
Four women holding small cases, almost always
dressed in black, arrive somewhere: a port, a foyer or the
waiting room in a railway station or in a sea or air terminal.
They stop, put down their cases, open them
slowly, take out some sheets of paper and start reading. One
voice starts, another follows and then another.
Sometimes the voices overlap, then the words
become indistinguishable and are transformed into sounds that
mix with other sounds: ship sirens, loudspeaker announcements
of train arrivals, the squeaking of trolleys laden with cases,
other voices, a plane landing, canned music.
They carry on reading about the subject of
travel: sometimes short passages, others longer. They tell
about distant places, travel in a room, extraordinary encounters.
The reactions around them can be either varied
or repetitive. Attentive looks of surprise or curiosity, feelings
of annoyance, men and women who move away quickly, or gestures
which make us feel invisible and mute.
It’s always difficult staying in a
non-place.
We put on our performances between January
1st and 31 December 2004.
Sometimes there were only two or three of
us and sometimes, when possible, we were all together to get
a more visible impact, but during the period of maximum terrorist
alert we had to take a long break so as not to create involuntary
tension.
But the attention and the reaction were never
proportional to the visibility of the gesture. Reactions were
different each time, even when, at the end of our short readings,
we handed over a small white cardboard case containing a roll
of paper on which was written one of the texts we had just
read. Acceptance and smiles, embarrassment or gestures of
annoyance. No personal information was given in the case.
Those who received the gift will never know who the person
was who performed the gesture. It was a small, mysterious
gift.
The deliberately low visibility of the performances
did not in itself preclude the idea of sending a message:
the place where a journey begins, the place one returns to
are places of transition, where you feel disorientated, but
they are also possible settings for extraordinary and elusive
meetings.
Luoghi e date delle
performance
Places and dates of performances
Genova, 1 gennaio, Porto Antico
Genova, 25 gennaio, Stazione Marittima
Genova, 12 febbraio, Stazione Principe
Genova, 3 marzo, Aeroporto Cristoforo Colombo
Genova, 28 giugno, Stazione Brignole
Genova, 10 luglio, centro storico, piazza
senza nome nella zona del vecchio ghetto
Genova, 7 agosto, Porto Antico, Isola delle
Chiatte
Genova, 10 settembre, Stazione Principe
Genova, 21 ottobre, Aeroporto Cristoforo Colombo
Genova, 31 dicembre, Porto Antico
Nelle performance ti senti molto diversa
da te stessa soprattutto perché sei osservata, forse
anche guardata con sospetto per quel clima - post 11 settembre
- che ha sottratto l’atmosfera di curiosità e
di desiderio di avvicinarsi alla novità, all’ascolto,
al confronto o perché no al semplice capannello di
gente.
I terminal degli aeroporti, anche il
piccolo aeroporto di Genova mostra ancora almeno in parte
queste caratteristiche, oltre a mantenere un certo fascino,
suscitando anche interesse dovuto all’incontro occasionale
tra diverse lingue, paesi, fedi, culture, colori, sono un
esempio di arcobaleno della società anche se, purtroppo,
la paura del terrorismo ha sottratto loro quell’atmosfera
di allegria e di energia creatrice frutto di questo “vorticoso
miscuglio”.
Silvia, Genova, 3 marzo, aeroporto Cristoforo
Colombo
Talvolta, quasi per magia, si creano
spazi vuoti tra il groviglio degli stretti vicoli del centro
storico, piccoli varchi senza nome destinati a vivere per
un tempo limitato. In queste oasi di tempo e di spazio l’atmosfera
invita a compiere gesti che ne fermino il ricordo. Una lettura
in gruppo tra sguardi a volte incuriositi e a volte indifferenti
di passanti frettolosi o di abitanti infastiditi è
un modo per fissare per un attimo la loro esistenza prima
che vengano modificati o scompaiano per sempre.
Carolina, Genova, 10 luglio, centro storico,
piazza senza nome nella zona del vecchio ghetto
All’inizio le nostre voci suonano
abbastanza limpide, seppure con qualche piccola venatura d’incertezza;
poi finiscono col sovrapporsi: i suoni le catturano, le frasi
si frammentano, si mischiano, le parole si insinuano in improvvisi
interstizi di silenzio, vagano tra indifferenza, diffidenza,
più raramente qualche lampo di curiosità frettolosa.
Si fa sempre più viva la sensazione
di sradicamento dal quotidiano, di sospensione, di assenza
della temporalità: come essere in un’attesa indefinita,
slegati dal passato e dal futuro. Siamo tutti in cerca di
un luogo, forse del luogo cui si appartiene, noi
che leggiamo come coloro che si muovono intorno affrettatamente.
Le nostre parole non contengono richieste,
se mai possono suonare semplicemente come un invito all’ascolto.
Anche nella transitorietà, nella precarietà,
nel provvisorio piccoli gesti effimeri possono richiamare
a una possibilità di apertura, di dialogo, di incontro,
a una volontà di relazione con il nuovo, con l’inatteso,
con l’altro.
Alla fine quasi tutte le valigette di
cartone con i frammenti dei testi letti sono state consegnate.
L’ultima decido di gettarla in
mare, nelle acque del porto, come un’offerta in un rito
di passaggio.
Alessandra, Genova, 7 agosto, Porto Antico,
Isola delle Chiatte
Ho fatto ormai molte esperienze di performance
non organizzate.
Mi attrae molto l’imprevedibilità
delle reazioni degli altri, che interagiscono fortemente con
i tuoi gesti. Durante le precedenti performance da sola o
in gruppo, sul tema delle donne arabe velate, ho dovuto entrare
in quella identità altra ed essere nello stesso
tempo ricettiva alle reazioni che si alternavano tra curiosità/attrazione
e totale rifiuto.
Quindi è necessario porsi in una
condizione particolare: isolamento e apertura nello stesso
istante.
Luisella, Genova, 10 gennaio 2005
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Foto
di: S. Boidi, F. Gastaldi, F. Ghiorzo, M. Olita
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VIAGGI DI PAROLE
Per il ragazzo che ama scrutare carte e stampe,
/ l’universo è a misura del suo sogno profondo./
Il mondo è sconfinato al lume delle lampade! // [...]
/ Un mattino i pensieri in fiamme, noi partiamo: / ci pungono
rancori, e desideri amari. / Ma andiamo: persi nel ritmo dell’onda,
culliamo questo nostro infinito sul finito dei mari / [...].
Per non essere mutati in bestie, ecco l’ebbrezza / di
spazi e luci e cieli infocati di braci. / Il sole che li strugge,
il gelo che li sferza / lentamente cancellano le ferite dei
baci. // Ma i veri viaggiatori partono per partire: [...]
// dicono sempre “andiamo!”, ed il perché
non sanno.
Charles Baudelaire, Il viaggio, in
I fiori del male, tr. it. Milano, Feltrinelli, 2003,
pp 271-273.
Tuttavia, so bene che la febbre del vagabondaggio
mi riprenderà, che me ne andrò, sì, so
bene che sono ancora molto lontana dalla saggezza dei fachiri
e degli anacoreti musulmani.
Ma quello che parla in me, quello che mi
rende inquieta, non è la voce più saggia della
coscienza, è quello spirito irrequieto per il quale
la terra è troppo stretta e che non ha saputo trovare
in sé il suo universo.
Finire nella pace e nel silenzio di qualche
dareh del sud, finire recitando preghiere estatiche,
senza desideri né rimpianti, di fronte ad orizzonti
splendidi.
In fondo, sarebbe questa la fine auspicabile
quando verranno la stanchezza e il disincanto, più
tardi.
Isabelle Eberhardt , Nel paese delle sabbie,
Como-Pavia, Ibis,1998 p. 217
Nuovo del paese, sono ancora nella fase in
cui tutto quello che vedo ha un valore proprio perché
non so quale valore dargli [...]. Quando tutto avrà
trovato un ordine e un posto nella mia mente, comincerò
a non trovare più nulla degno di nota, a non vedere
più quello che vedo. Perché vedere vuol dire
percepire delle differenze, e appena le differenze si uniformano
nel prevedibile quotidiano lo sguardo corre su una superficie
liscia e senza appigli. Viaggiare non serve molto a capire
(questo lo so da un pezzo; non ho avuto bisogno di arrivare
in Estremo Oriente per convincermene) ma serve a riattivare
per un momento l’uso degli occhi, la lettura visiva
del mondo.
Italo Calvino, La vecchia signora in chimono
viola, in Collezione di sabbia, Milano, Mondadori,
1995, p. 566.
Giovanissima, ho sentito che la terra esisteva
e ho voluto conoscerne i luoghi lontani. Non ero fatta per
continuare a girare in tondo, con paraocchi di seta. Non mi
sono creata un ideale: sono partita alla scoperta. So bene
che questo modo di vivere è pericoloso, ma il momento
del pericolo è anche quello della speranza. Del resto,
era radicata in me quest’idea, che non si può
mai cadere più in basso di sé stessi. Quando
il mio cuore soffriva, cominciava a vivere. Molte volte, lungo
le strade della mia vita errabonda, mi sono chiesta dove andassi
e ho finito per capire, tra la gente del popolo e presso i
nomadi, che risalivo alle fonti della vita, che compivo un
viaggio nella profondità dell’uomo.
Isabelle Eberhardt , Nel paese delle sabbie,Como-Pavia,
Ibis, 1998 p.170.
Mettersi di quando in quando in viaggio,
qualunque sia la meta, è come destarsi da un sonno.
Giunti a destinazione, si vaga nei dintorni, per località
campestri, per villaggi montani, e l’occhio non fa che
scoprire cose nuove.
Kenkõ (autore vissuto in Giappone tra
il XII e il XIV secolo), Ore d’ozio, tr. it.
Milano, SE, 2002, p. 21.
Non provare il torturante bisogno di sapere
e di vedere quello che c’è là, al di là
della misteriosa muraglia blu dell’orizzonte[…].
Non sentire la deprimente oppressione dei paesaggi che non
cambiano mai […]Guardare la strada che si perde tutta
bianca verso lontananze sconosciute senza sentire il bisogno
imperioso di abbandonarsi a lei, di seguirla docilmente, attraverso
monti e valli…
Isabelle Eberhardt , Nel paese delle sabbie,
Como-Pavia, Ibis ,1998, p. 22.
A questo punto non ho più dubbi. Questo
viaggio è un passo falso. Il viaggio non ti rende aperto,
ma piuttosto mondano [...] e insaziabile di interessante per
definizione e per eccellenza, [...]. Un’aria intraprendente,
non molto di più. Si può trovare la propria
verità anche guardando per quarantotto ore una qualsiasi
carta da parati.
Henri Michaux, Equador, tr.it. Roma-Napoli,
Theoria, 1987, p. 88.
…mi è capitato di assistere
ogni giorno, per dei mesi, allo spettacolo dell’aurora,
che infonde dolcezza e gioia, e alle apoteosi delle sere,
mai uguali […]. Ogni riflesso che ritornava tutte le
sere su un certo pezzo di muro, ogni ombra che si allungava
nello stesso posto e alla stessa ora, ogni cupola della città
e ogni pietra dei cimiteri, tutti i più modesti dettagli
di questa patria di elezione, profondamente amata, mi sono
diventati familiari e ora restano presenti nel mio ricordo
nostalgico di esiliata. Ma mai più l’anima del
Paese delle Sabbie mi si è rivelata così profondamente,
così misteriosamente come quella sera già lontana
nel tempo.
Momenti simili, estasi simili, provate una
volta, per un caso eccezionale, non si ripeteranno più…
Isabelle Eberhardt , Nel paese delle sabbie,Como-Pavia,,
Ibis,1998 p. 37.
C’è una persona che fa collezione
di sabbia. Viaggia per il mondo, e quando arriva ad una spiaggia
marina, alle rive d’un fiume o d’un lago, a un
deserto, a una landa, raccoglie una manciata d’arena
e se la porta con sé […]. Ecco che come ogni
collezione anche questa è un diario: diario di viaggi,
certo, ma pure diario di sentimenti, di stati d’animo,
di umori […] cioè il bisogno di trasformare
lo scorrere della propria esistenza in una serie di oggetti
salvati dalla dispersione, o in una serie di righe scritte,
cristallizzate fuori dal flusso continuo dei pensieri […]
forse proprio per allontanare da sé il frastuono delle
sensazioni deformanti e aggressive, il vento confuso del vissuto,
ed avere finalmente per sé la sostanza sabbiosa di
tutte le cose, toccare la struttura silicea dell’esistenza.
Italo Calvino, Collezione di sabbia, Oscar
Mondadori, 1994, p. 5,7,9
… Il sole si è spento del tutto
all’orizzonte e resta solo il bagliore rosso. Allora,
con il suo orizzonte alto e netto, le sue ondulazioni di un
blu profondo, il deserto diventa simile ad un mare aperto
mosso, in un limpido crepuscolo. E, da quell’ultima
sera di primavera, non ho più rivisto il Sahara splendido
e triste.
Isabelle Eberhardt , Nel paese delle sabbie,Como-Pavia,
Ibis,1998, p. 74.
Tutto il cammino è essenza della vita
umana, con i suoi meandri, i suoi ostacoli e le sue delizie,
con il suo sangue e le sue lacrime. E questo più di
nessun altro, perché il più antico, è
la via sacra più solida della cultura occidentale.
Dunque mi lanciai alla ricerca di quel mito, oltretutto a
piedi, proprio come tanti antenati avevano fatto, con la scusa
di incontrare persone e vedere paesaggi per un romanzo che
avevo sognato di scrivere fin dall’infanzia. Benevola
scusa. Nel corso dei dieci secoli di viaggi cristiani a Compostela
[…] milioni di individui andarono a piedi fino a quel
luogo in cerca di qualcosa: fede, perdono, avventure, gloria,
una giustificazione per la loro vita, se stessi…
Jesus Torbado…..
Giorni e mesi sono viaggiatori dell’eternità.
Così anche gli anni trascorrono. Coloro che conducono
la barca attraverso il mare o sospingono un cavallo sulla
terra finché il peso degli anni non li abbatte, passano
ogni momento delle loro vite in viaggio. Anche molti fra gli
antichi sono morti per strada. E persino io sono stato per
lungo tempo tentato dal vento che sospinge le nuvole, e come
riempito di un grande desiderio di vagabondare.
Basho
[…] il viaggio non finisce mai. Solo
i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi
in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore
si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto:
“ non c’è altro da vedere”, sapeva
che non era vero. Bisogna vedere quello che non si è
visto, vedere di nuovo quello che si è già visto,
vedere in primavera quello che si era visto in estate, vedere
di giorno quello che si è visto di notte, con il sole
dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto
maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che
non c’era. Bisogna ritornare sui passi già fatti,
per ripeterli e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna
ricominciare il viaggio. Sempre. Il viaggiatore ritorna subito
[…].
José Samarago, Viaggio in Portogallo.
Durante il cammino incontrai almeno una parte
di me stesso. Senza averlo voluto e senza sospettare che esistesse.
Sicuramente attraversai paesaggi bellissimi e molto solitari,
scoprii gloriose cattedrali gotiche e piccoli templi romanici,
mi fermai in villaggi vuoti, mangiai pietanze saporite e assaggiai
vini pregiati, soffrii le furie del clima, condivisi l’intimità
con decine di compagni di viaggio, indugiai sognando di antichi
santi e insolite leggende, mi feci ricco impossessandomi,
senza pagarne il prezzo, della tanta e tanto varia ricchezza
che si offre durante tale miracoloso itinerario…
Jesus Torbado…..
Ci sono momenti speciali, istanti misteriosamente
privilegiati in cui certi paesi ci rivelano, per un’intuizione
folgorante, la loroanima, per così
dire la loro essenza particolare, in cui noi ce ne forniamo
un’idea giusta, globale, che non potrebbe essere più
completata e nemmeno modificata da mesi di studio paziente.
E’ tuttavia inevitabile che in questi fugaci istanti
ci sfuggano i dettagli e che siamo in grado di scorgere
solo le cose nel loro insieme…
Isabelle Eberhardt , Nel paese delle sabbie,
Como-Pavia, Ibis,1998, p. 32.
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