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Stefania Giazzi
Mantova, Italia, 3 marzo 2005
Appartenenza o meglio non appartenenza
Sono stata lontana a lungo dalla mia terra, esiliata per mia volontà, respinta dalla possibilità di rinnovare il mio dolore.
Vivo in una terra che non mi appartiene, di cui non riesco a sentire il profumo, in cui ogni giorno cammino senza riconoscerla, una terra in cui ho generato mia figlia.
Ho camminato a lungo per le strade del mondo, sono sfuggita a lungo al ritorno.
Ma poi è accaduto: sono tornata sui miei piccoli passi di bambina, a giocare davanti al portone di casa...
Davanti a quel portone mi sono fermata a chiedere di chi conoscevo allora; qualcuno è scomparso, qualcuno banalmente era al mare, potevo tornare più tardi...
Sono tornata a sentire il profumo del gelsomino, a mangiare le granite di gelso, di memorie proustiane...
Sono tornata ad annusare i vicoli maleodoranti, a maledire di esserci nata e soprattutto a cercare mio padre.
Non so nemmeno che faccia abbia, che brillantina usi, cosa gli importi di me.
Non so chi sono i miei fratelli, cosa è stata per lui mia madre, perché non mi abbia mai cercata, se è vivo.
Non so davvero chi sono: mi sono reinventata mille volte, cercando un'identità, eppure ogni volta vera.
Ho amato e desiderato selvaggiamente, ho taciuto a lungo, aspettando.
Sono qui, non ho ancora compiuto il viaggio che mi riporterà alle mie radici, ancora le mie unghie si stanno spezzando per ritrovarle.
Ricomincio a camminare per le strade del mondo.
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